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giovedì 26 gennaio 2017

LA FAVOLETTA IMMAGINARIA DEL PASSANTE E DELLA GRANDE MELA



LA FAVOLETTA IMMAGINARIA DEL PASSANTE E DELLA GRANDE MELA 
(alla maniera di Italo Calvino)

Quella cosa enorme è lì ormai da mesi, ma solo un certo giorno il Passante appena sceso dal treno "si accorge" della sua presenza, per così dire, e si sofferma a guardare, a cercare di capire. 
Molti pensieri confusi gli attraversano la mente, ma una domanda su tutti: PERCHÈ??
E insieme, un sentimento misto ma spiacevole, come di sconsolata allegria, come una risata amara. 
Non che lui trovi l'oggetto "brutto" in sé: si sa, i gusti sono soggettivi eccetera.
Ha visto di ben peggio, anzi di tremendo, insopportabile, nell' arredo urbano della sua città.
È che il Passante prova sempre una certa repressa indignazione di fronte alle manifestazioni dell'altrui invadenza e megalomania. Quando qualcuno gli sbatte in faccia una cosa come per dirgli "guarda, QUESTO l'ho fatto IO !" al nostro Passante viene da ridere dentro di sè, ma amaro, triste, pieno di compatimento per la piccolezza degli uomini che si credono - e vogliono essere creduti- grandi. 
Il Passante appena sceso dal treno non è un critico d'arte nè un urbanista, ma solo un comune cittadino, uno dei milioni che passano di qui indaffarati, ognuno con le sue pene e faccende, ma che anche volendo non possono non vedere "l'Opera d'Arte": che lì davanti alla Stazione Centrale, enorme e tronituante, quasi in mezzo alla vasta piazza, si impone con la sua massa pesante e ottusa. 
 E allora per capire di più, il Passante si informa sull'Autore. 


L'Autore risulta essere un celebre artista, M.P., "tra i padri dell’Arte Povera, dal 1998 a capo della Fondazione Cittadellarte, incarna quell’idea di umanesimo contemporaneo in cui si fondono studio della forma, attenzione ai processi comunitari, amore per la filosofia, l’imprenditoria culturale e la creatività come veicolo di cambiamento collettivo."
Il  Passante osserva la Grande Mela leggendo la citazione qui sopra: si aspetterebbe di vedere materializzato l'Umanesimo Contemporaneo e l'Amore per la Filosofia eccetera. 
Ma più probabilmente la prima cosa che gli viene a mente, suo malgrado,  è il mai abbastanza onorato Conte Mascetti, celebre per aver inventato la Supercazzola Prematurata, che è il modello archetipico di molti dei discorsi dell'arte contemporanea. 
Però il nostro Passante non è un qualunquista, non è di quelli che hanno in odio gli "intellettuali" nè tantomeno gli artisti. E' una persona semplice che vuole sinceramente capire di più, perchè sinceramente ama l'arte in tutte le sue forme, e legge che: 
 ".... la Mela di MP, ennesima tappa della saga del Terzo Paradiso, intende rappresentare, come spiega l’autore, l’entrata in una nuova era nella quale mondo artificiale e mondo naturale si ricongiungono, producendo un nuovo equilibrio planetario (...) è l’immagine di quella sintesi paradisiaca, in cui il regno tradito della Natura e il regno spietato della Tecnica si incontrano, generando l’armonia del futuro."

Il nostro Passante (appena sceso dal treno) è sempre più perplesso. Per quanto si sforzi, non riesce a cogliere nel gigantesco frutto di cemento i segni inequivocabili di un nuovo equilibrio planetario. Ma non si dà per vinto e continua la lettura:
".....la Mela è lontana parente del frutto addentato da Eva; fu allora che l’uscita dell’Eden si compì, mentre iniziava la lenta caduta dell’Uomo, con la perdita del sacro, lo scollamento dall’origine e la sopraffazione del pianeta a cavallo del progresso. Il rattoppo di quel pezzetto mancante è l’artificio che sancisce l’avvenuta rigenerazione: la mela torna integra, l’uomo recupera una relazione autentica con la Terra, mentre la Tecnica, non più nemica, diventa bagaglio, opportunità.

Ma certo! pensa il Passante fra sé e sé - dandosi una manata sulla fronte alla maniera dell' Ingegner Alì Oco De Madrigal - stupido che sono, come ha potuto sfuggirmi il riferimento biblico? Era così chiara la simbologia, e il senso della Mela di Eva cui è stato ricucito il morso, e quindi cancellato il Peccato Originale che ci aveva precipitati in questa valle di lacrime! 
Eppure... eppure questo gigantesco frutto di cemento candido, rappezzato alla bell'e meglio con enormi punti di acciaio inox,  com'é che non mi comunica alcuna emozione mitico/biblica?
Mi sembra piuttosto una strana candida palla da rugby gigante e tutta sformata dall'uso, con le cuciture troppo grandi, come se fosse esplosa per un calcio troppo violento e poi riparata in tutta fretta per poter continuare la partita. Sembra messa lì su quel piedistallo di cemento in attesa del fischio dell'arbitro e di un gigantesco calciatore che arrivi chissà da dove e le appioppi una pedata da mandarla a sbattere sul grattacielo (ex)Pirelli lì davanti: ma così forte, così forte da tirarlo giù! Oppure ancora, quelle borchie metalliche evocano indistintamente nella psiche del Passante vaghe inconscie fantasie erotiche sado-maso..
Certo, anche questo  potrebbe essere:  l'Arte deve smuovere nel profondo, sollevare cose sepolte nella mente di chi la guarda.
Mentre segue queste sue fantasticherie, il Passante si rende però conto che ancora qualcosa gli sfugge, che questo oggetto ingombrante significa per lui, comune cittadino, sopratutto qualcos'altro. 
Qualcosa di così evidente che uno non ci pensa nemmeno, tanto è banale.
Uno va a cercare nel Mito e nella Filosofia, cerca il Terzo Paradiso e non si accorge della Verità che è lì spiattellata davanti ai suoi occhi. 
È lì imbambolato che continua ad osservare la Grande Mela del Terzo Paradiso quando d'un tratto scorge una scritta sul fianco in ombra del frutto, in basso.
Non è molto visibile, sembra il numero di serie o il timbro dell'impresa costruttrice. 
Si avvicina per vedere meglio e legge:
"Opera predisposta in preparazione della campagna promozionale per la prossima apertura del nuovissimo grande Apple Store in centro città, a poche centinaia di metri da qui.  THINK DIFFERENT"

 (Tutte le cit. in corsivo sono prese da "Art Tribune")

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